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| Epilogo ( Di Mimmo Catania da Accaunt Grazio Pagano) (Italy) |
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Epilogo
Avendo avuto l’abilità, senza volerlo in alcun modo, di avvilupparmi “’nta ‘n’agghjìommaru ‘mbulicato”, è bene tentare di venirne fuori. Cercherò di passare questa “fadda” che mi è capitata tra le mani, un grano alla volta, seguendo gli interventi e gli avvenimenti succedutisi. E speriamo la Madonna mi faccia una grande grazia: capire e farmi capire. Enzo Farina Grazie Enzo per aver apertamente parteggiato per il Museo (da ora in poi M ), per averlo apertamente difeso, per aver voluto informarti alla fonte direttamente dal presidente del M. Grazie perché hai fatto tutto questo non in virtù di una reciproca stima ed amicizia personale esistente, ma per il M , per l’iniziativa in sé. Le “c” piccole e grandi della cultura sono una nota polemica alla quale hanno già risposto i Presidenti vecchio e nuovo dell’Associazione Culturale ( da ora in poi A C ). D’altra parte la benefica discussione scaturita ci permette di dire che si sia trattato di un incidente veramente felice. Francesco Vetrò Il suo intervento è una sua personale interpretazione dei fatti. Tra M ed A C non si è magari riusciti a creare una buona sinergia , ma non vi è stata mai alcuna contrapposizione o cospirazione di alcun genere. Per fugare ogni possibile dubbio ho contattato il precedente e l’attuale Presidente dell’ A C, ho chiesto di incontrarne il Direttivo presso la sede dell’A C stessa e infine mi sono iscritto all’associazione. Anche questo intervento comunque ha avuto un felice esito perché ha stimolato un proficuo incontro tra M e A C . Peppi Giogà: il M un’iniziativa chiusa “Molti tentativi di aprire il M alle realtà associative del paese ed a quei Dasaesi che si occupano di cultura non hanno ricevuto risposta”. Ecco la risposta. 1) Il M è un’associazione legalmente riconosciuta, pertanto chiunque vi può aderire senza alcuna possibilità di discrimine da parte di alcuno. 2) Il M fa ricerca sul campo e contatta tutti coloro che possono contribuire alle sue ricerche. 3) Possono tuttavia capitare delle gravi omissioni: ci si può dimenticare di qualche acculturato. Chiediamo scusa , ma, se è possibile, invertiamo i termini. Dove non arriva il M, arrivi chi ha cultura, altrimenti a che serve la cultura? Cola Pace L’essenziale: aiutate il M, forse lo merita. Miku Greco Si aggiunga e non si tolga . Purvararu Ha risposto sull’ A C tralasciando il M. Forse perché gli avevo chiesto io , come cortesia, di lasciare fuori il M: c’ era già un fronte aperto col Comune, perché aprirne un altro? La riprova arriva con l’intervento del nuovo Presidente dell’ A C, dr Grazio Pagano : tramontato don Pietro sorge Mimmo ed il Museo. È una pubblicità di cui avrei fatto volentieri a meno, ma visto che ci siamo continuiamo a scorrere i grani di questa “fadda”: ne ha 365, un’ avemaria per ogni giorno dell’ anno. Da Grazio Accorpare il M all’ A C Alla domanda ricorrente: perché il M non si è aggregato all’ A C ? Rispondo con un’altra domanda: perché la Società Sportiva non si è mai aggregata all’A C ? semplicemente perché hanno due fini diversi. Idem per il M. Il M non può organizzare presepi viventi o sagre, né convegni sulla medicina e su cosa fare dopo un terremoto; il M non può partecipare alla serenata a San Lorenzo, alla serata dedicata al matrimonio od a quella dedicata agli anziani. Tutte lodevoli iniziative con le quali però il M proprio “non ci azzecca”. Albo regionale dei musei L’iscrizione a tale albo è la meta cui il nostro M mira. È una montagna ardua da scalare, ma ci si è incamminati verso tale vetta con l’umiltà di chi accetta la fatica di una sfida e con la determinazione ad andare sino in fondo, se ce ne saranno le condizioni. Giovanni Licastro, con la sua maestria di bravo artigiano, ha dipinto la parola “Museo” sul frontespizio del vecchio asilo, chi collabora a tale iniziativa deve semplicemente dare compimento a tale parola. Bisogna realizzare tutti i requisiti di un museo: corretta esposizione, scheda tecnica di ogni oggetto, divisione in sezioni, guida ai visitatori, inventario dei beni esposti, locali adeguati, regolamento e statuto conformi alla normativa sui musei ed altri elementi ancora. Ecco perché il M deve camminare con le sue sole gambe. Vi riuscirà o rimarrà sempre “ciuncu” ? Dipende da tre soli soggetti: addetti al M, Amministrazione Comunale, paese di Dasà. Incontro M A C È stato proficuo. Credo ci si sia meglio capiti sul passato e per il futuro: “’ndi passamu parola”. Questa è la grande strategia decisa per darci una mano più e meglio di quanto non si è riusciti sinora a fare. Cronologia Il Comune destina la sala per gli incontri pastorali. Gli addetti al M, ai quali viene comunicata tale decisione, si dichiarano favorevoli: il Comune è il padrone di casa. A giochi fatti arrivo io. Trovandomi solo di passaggio a Dasà non mi rimane che dire ai miei collaboratori: cerchiamo di ragionare con i nostri Amministratori. Ed è quel che ho tentato di fare: discutendo col Vicesindaco ( il Sindaco era fuori paese), discutendo per telefono con gli Assessori ed infine scrivendo una lettera al Sig. Sindaco del Comune di Dasà. Lettera al Sindaco Premessa : busso ad una porta che mi è già stata chiusa in faccia. Contenuto: i locali non sono idonei per tenervi delle riunioni e tale sottrazione di spazi mortifica il lavoro del M. Conclusione: se ho detto fesserie scusatemi, se ho proposto qualcosa di buono vedete voi. Articolo di Nando Scarmozzino Tutti i miei tentativi di aprire anche solo una breccia con l’Amministrazione Comunale falliscono miseramente. Cerco allora di allargare la discussione tramite un giornale, anche perché considero il problema di interesse pubblico: pubblica è l’Amministrazione Comunale, pubblici sono i locali in questione, pubblica è l’Associazione Museo del Dialetto, pubblica – in quanto protocollata – è la mia lettera al Sindaco. Trasmetto una copia di tale lettera a Nando per esporgli il mio punto di vista . Il problema, ahimè, non si allarga, ma si alza di tono. Nando ovviamente fa il suo mestiere di giornalista ed esordisce con “giù le mani dal museo”. Non sono un ipocrita :Nando ha parteggiato per il M e lo ringrazio, ma avessi scritto direttamente io l’articolo sarei stato certamente più cauto e diplomatico. Accerchiato Il Sindaco giustamente risponde all’articolo con la stessa arma e con lo stesso tono. La piazza mi condanna in contumacia: non vivo a Dasà. Coi miei stessi collaboratori mi trovo in collisione perché ho agito da solo. Il tutto si svolge in pochissimi giorni: i locali devono essere liberati subito e non trovandomi in paese non ho potuto incontrarmi coi miei collaboratori. In sostanza: o si agiva o si discuteva. Qualche parola di troppo sfuggitami Poiché è oramai notorio anche questo mio peccato, mi confesso pubblicamente: dopo tanti mal di pancia sorbiti tutti in una volta mi è scappato uno “scorreggio”. Perdonatemi la licenza, ma è quel che è veramente accaduto. Non è bello ritrovarsi solo contro tutti a combattere per una causa che si spera giusta e che costa veramente tanti sacrifici personali e familiari, senza nulla chiedere in cambio. Chiedo umilmente scusa. Articolo del Sindaco Il convincimento del Sindaco è che gli incontri pastorali al M possano costituire una buona occasione per aprire e far visitare il M stesso. Credo nella sincerità di tale motivazione. Ma, credo anche si tratti di un calcolo sbagliato. Non si aiuta il M chiudendogli tre sezioni. Non si aiuta il M scavalcando chi lo ha creato e lo porta avanti. Mi è stato detto a più voci e da più parti: “ bisogna semplicemente spostare le cose dal piano terra al piano superiore”. Si ha idea di quanto siano costate quelle cose? Forse che un telaio, completo di accessori, si trovi dietro l’angolo? Forse che la lavorazione del lino si faccia ad ogni primavera? Forse che una ricerca sulla medicina popolare si possa concludere in due giorni? Se tutte queste sono facili realizzazioni allora la mia strenua difesa è del tutto fuori luogo, se trattasi di materiale folklorico recuperato con tanta fatica il discorso cambia. Spostare materiale da una stanza in un’altra equivale ad “ammurrare”. Provate con la fantasia a mettere i mobili della camera da letto nella sala da pranzo: questo è un “ammurramiantu”. Ogni stanza deve avere la sua destinazione ed i suoi mobili. Lo stesso vale per il M. Per l’esposizione al M stiamo seguendo le direttive del Corso, il più grande studioso del 900 nel campo dell’etnologia. Peccato originale Circa l’occupazione abusiva denunciata dal Sindaco. È vero: la delibera della precedente Amministrazione Comunale assegna allo scrivente per la costituzione di un museo solo il primo piano del vecchio asilo. Candidamente: non me lo ricordavo. Mi sarei comunque battuto, ma avrei impostato la mia difesa in altro modo. So bene che vantare un diritto che non si ha equivale a perdere la causa in partenza. Chiedo perciò scusa a tutti , cominciando dagli Amministratori Comunali, per questo mio grave errore che ha generato più di un equivoco. D’altra parte però mi sia consentito precisare. Dopo l’assegnazione noi gratuitamente abbiamo imbiancato , ripulito e risistemato tutti i locali tranne proprio il grande salone del pianterreno. È stata la stessa Amministrazione Comunale di allora, utilizzando gli operai della Comunità Montana, a sistemare tale sala per darla al M ed il Sindaco, prof. Francesco Romanò, ha presenziato l’inaugurazione della “Sala della tessitura” intestata alla donatrice Maria Giovanna Francese. La catena di Sant’Antonio Tuttavia l’aspetto più importante di questa illecita tracimazione del M dal primo piano al piano terra è un altro. Il M nasce da una ricerca sul campo e da uno studio fitto di vocabolari e libri sul folklore. Tale ricerca e tale studio continuano senza sosta e senza risparmi di energia. Dobbiamo arrestarci per mancanza di locali o andare avanti? Noi possiamo anche fermarci ma non si ferma la morte dei nostri anziani, non si ferma la distruzione degli oggetti, non si ferma la cancellazione di quella storia che noi si tenta di salvare. Il M ha generato una catena di Sant’Antonio veramente miracolosa. Il materiale folklorico esposto a pian terreno deriva da segnalazioni ed interessamenti di compaesani. Non ci fosse stato il M nulla ci sarebbe stato segnalato e nulla si sarebbe raccolto. Il telaio sarebbe rimasto in una casa ad Arena ( gli Arenesi si sono ricordati del telaio solo dopo che è sceso a Dasà); il grande “cùanzu” di legno sarebbe ammuffito nella sua baracca diroccata vicino al Casino Rosso; lo “stando” del serico sarebbe stato divorato dalle tarme. Una cosa chiama un’altra. Da un cardo ricostruito da Peppe Condò per la lavorazione del lino ora ne avremo uno autentico. Dal banchetto di scarparo procurato da Cola Pace ora abbiamo gli strumenti del calzolaio. M e Amministrazione Comunale C’è un’ ulteriore riprova della mia dimenticanza in buona fede. Mi fossi ricordato della delibera circoscritta al primo piano avrei chiesto al Sindaco Romanò, prima della fine del suo mandato, l’assegnazione di tutto l’edificio. Anche perché il M contava in quella giunta un grandissimo sostenitore: Nando Scarmozzino. Dopo l’ A C , dopo questa “fadda” a beneficio collettivo, ovviamente non può mancare un incontro chiarificatore con l’attuale Amministrazione Comunale. Abbiamo chiesto al Sindaco la cortesia di tale incontro per discutere sulle problematiche del M e in particolare sui locali del vecchio asilo. Si spera che la situazione equivoca di locali assegnati nella sostanza e non nella forma si risolvi una volta per tutte. Attendiamo fiduciosi la convocazione. La verità ci farà liberi “l’uagghju va sempre ‘ngalla”, proprio come la verità. Mi era stato caldamente consigliato di non scrivere alcuna risposta, di lasciar quetare le acque che tutto si sarebbe sistemato col tempo. Il silenzio certo conviene spesso, ma in tal caso mi sembrava una imperdonabile omissione. Ed allora ho deciso di affrontare il rischio di tentare di capire e di farmi capire. Era un atto dovuto a tutti coloro che si sono messi in gioco in questa storia, ma anche alla mia personale onestà. Non ho la pretesa della verità, ma ho cercato di riportare fatti veri più che semplici impressioni di parte. Parentesi: ripresa Calabria TV Approfitto di tale sede per incominciare a rimediare ad un grave errore. Non ho spiegato che il Museo del Dialetto di Dasà è fatica con lo scrivente di Domenico Luzza, Giovanni Licastro, Francesco Vetrò, Antonio Tripodi, Pierino Tripodi, Cristian Greco e Nicola Pace. Ai miei preziosi collaboratori va la mia gratitudine e le mie scuse. L’ultima avemaria Da tale vicenda ho imparato tanto, soprattutto l’indispensabilità del dialogo, del non fermarsi alla propria ristretta cerchia. Ho incominciato a capire. La Madonna mi ha concesso la prima grazia di questa lunga “fadda” . Per favore, se potete (e se volete) invocate la seconda grazia: imparate anche voi a capire il Museo e ,magari, a volergli bene, al di là dei limiti e degli errori del sottoscritto . Cordialmente Mimmo Catania
p. s. Nel frattempo le riunioni pastorali sono state spostate dal M alle chiesette del paese.
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