Ho letto la lettera di Cristian ed il suo successivo intervento nel forum e, poiché ero presente alla riunione “incriminata”, ho sentito il dovere di intervenire. Mi sorprende il modo in cui Cristian ha reagito e preferisco pensare che la sua reazione sia molto probabilmente frutto di un malinteso.
Per chiarezza vi racconto cosa è successo durante la riunione in questione: si stava parlando di come poter avvicinare i giovani all’Associazione e, al riguardo, l’allora Presidente Giuseppe Corrado ha raccontato dell’incontro avuto ad inizio estate con Cristian. Quest’ultimo, avvicinandosi per strada assieme ad un altro ragazzo di Dasà, gli ha manifestato l’intenzione di organizzare qualcosa per l’estate. Il Presidente ha risposto con entusiasmo e lo ha invitato alla riunione che si sarebbe tenuta successivamente; ha inoltre auspicato l’inserimento in direttivo di giovani dasaesi per meglio operare insieme. Da allora, ha riferito il Presidente in riunione, non solo non c’è stato alcun seguito, ma ha avuto la sensazione che Cristian cercasse di evitarlo.
Questo è quanto successo a riguardo nella “insulsa”, a parere di Cristian, riunione dell’Associazione.
A me non sembra siano state dette cose così gravi e offensive nei confronti di Cristian da provocare tale reazione; ritengo grave invece l’appellativo che Cristian si permette di dare alle assemblee dell’Associazione e per questo lo invito a chiedere scusa.
Ad ogni modo, vorrei aggiungere, l’indifferenza dei giovani alla vita sociale della comunità dasaese resta un problema preoccupante al quale, purtroppo, noi non sappiamo trovare rimedio. Ad agosto, si è cercato di organizzare (con successo, visti i risultati) eventi aperti a tutti con l’intento di far divertire i partecipanti. Purtroppo, invece, i nostri giovani pare siano attratti solo dalle feste di altri paesi, vicini o lontani che siano; si spostano infatti volentieri verso Arena, Acquaro, Ciano, Spilinga, Brattirò e magari Papaglionti, per partecipare magari alle stesse feste (ad es. sagre) che si organizzano a Dasà. A questo punto mi chiedo: cosa c’è di tanto speciale a queste sagre rispetto alle nostre? Perché non ci danno qualche suggerimento su come renderle più appetibili?
Abbiamo sempre chiesto un aiuto per colmare queste nostre lacune (sempre che ce ne siano) e siamo tutt’ora in attesa di suggerimenti.
Ho notato con piacere la sempre più assidua presenza su forum e blog di giovani dasaesi, che vivono lontano da Dasà, impegnati in discussioni di diversa natura sul nostro paese; sarebbe bello poter vedere la stessa loro partecipazione, quando tornano a Dasà, per cercare di risolvere gli indiscutibili problemi della nostra comunità.
Per questi motivi ritengo ingiusta l’accusa rivolta all’Associazione di non aver accordato spazio e fiducia ai giovani. Come si fa a negare qualcosa che non viene chiesta?
Ricordo un detto calabrese: "l’uomu mutu non po’ essere servutu!"
A presto da Peppi Giogà.