Dal libro alla zia Rosaria
Memorie di una presentazione
Sono un mare le nostre vallate, onde segnate dai fiumi, un gioco ininterrotto di salite e discese, un continuo inseguirsi di sentieri, di lenze di terra. Tale è il lembo di Calabria che si dipana dalla piazza di Arena. In questa suggestiva cornice si è svolta il 24 di luglio la presentazione del libro “Dal mille ai nostri giorni. Arena di Calabria. Memorie di un millennio” di Salvatore Pagano e Domenico Annetta.
Nella sua generosa estensione la piazza abbraccia di tutto. Il tavolo dei conferenzieri ed i tavoli del circolo ricreativo; le carte di appunti, annotazioni, citazioni, richiami e le carte napoletane, di scala quaranta. Mentre i cotrari esercitano il loro inalienabile diritto a scorazzare.
All’ora di inizio un addetto, malconcio, fa ancora la spola tra palazzo Pagano e la piazza arrancando poche sedie alla volta: se ne contano, alla fine, poche decine. Ci accontentiamo di un gradino.
L’aria fresca di questa parentesi torrida d’estate non fa pesare l’immancabile ritardo. Al tavolo dei conferenzieri il Sindaco di Arena, senza cravatta e giacca, mi sovviene l’antica giacchetta dei nostri lutti, delle nostre processioni, delle diverse occasioni prescritte.
Tutt’altro stile ed eleganza è il dr Annetta, tanto esile nel fisico quanto risoluto nella determinazione a concludere la fatica del libro dopo una lunghissima gestazione. Il tono pacato e l’argomentare conciso ne delineano un tratto gentile “quasi assente nella sua presenza”.
Per contrappeso il moderatore della serata, il prof. Agostino, ha ben altra stazza e ben altro tono di voce.
La relazione spetta al Preside Namia, colto, chiaro nell’esporre , misuratamente lungo, “auto”adottatosi arenese per immedesimazione e compartecipazione: la storia di Arena è sì una storia locale, ma intimamente connessa alla storia nazionale. In poche parole il Preside ci porta dallo Stato di Arena agli Stati d’Europa, dagli accadimenti di mille anni orsono alle vicende attuali.
Un non folto pubblico assiste. Familiari e colleghi del farmacista Annetta richiamati da ogni dove, un rispettoso numero di dasavùati e il grande assente, il popolo di Arena, alle ali della piazza, ammasunato alle proprie panchine.
Il libro non piace ? Non interessa ? Tutt’altro, va a ruba, anzi viene letteralmente rubato alle maglie degli organizzatori (uno dei pochi, visibile dalla maglietta della proloco, segue attento le partite di briscola). Voglia di leggere o avidità di possesso ? Tra i tanti esecrabili sprechi della nostra era del benessere vi è anche lo spreco dei libri, il collezionarli senza leggerli. Il contributo pubblico dovrebbe aiutare la nascita di un libro, non decretarne la morte già al suo esordio: aiutarne la pubblicazione, contenerne il prezzo di vendita, ma non regalarlo.
La serata si avvia alla conclusione. Si rincorrono pasticcini e pile di libri. Il dr Annetta fermo al suo posto stende un manoscritto di dediche: ad ognuno poche ma sentite parole.
Zio Ciccio per trovare moglie si era rivolto all’arciprete suo compaesano. Zia Rosaria, alla presentazione inavvertita, tornava dalla calcara del padre tutta sporca, imbrattata di terra e d’argilla. L’impatto aveva demolito ogni entusiasmo di zio Ciccio. “Abbi fede” lo rincuorò l’arciprete. Sessant’anni di matrimonio e quattro figlie belle come la mamma gli hanno dato ragione.
Mimmo Catania