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Il Giornale dell'A.C.D. Riduci

Inviato da: Admin
17/04/2009 22.10

Panorama Dasà risalente ai primi anni del 1900A sfogliare le vane enciclopedie e dizionari dei Comuni d’Italia e della Calabria, tutti sono concordi nel dire che Dasà sorse attorno al Monastero di S.Lorenzo dei padri Basiliani, quanto al periodo le date oscillano, ma riteniamo che, pur in mancanza di documenti precisi. si possano ragionevoImente far risalire le origini del paese tra il 1200 e il 1300.
Incerta è pure l’origine del nome: chi afferma che derivi dall’aggettivo greco “dasòs” (luogo boscoso), chi dal fatto che significhi: “è sorto da sé”. Vari sono stati gli input che hanno lentamente consentito l’aggregazione e la crescita del centro abitato: il convento dì San Lorenzo, il castello di Arena ed eventualmente la spinta dell’importante Chiesa dì Santa Maria del Piano, che sorgeva lì vicino.
La prima notizia certa su Dasà è del 1466, rinvenuta in alcune carte dell’Archivio di Stato di Napoli, riportate negli scritti dello storico E. Pontieri. E’ pure sicuro che Dasà fu uno dei casali del feudo di Arena, tenuto prima dai marchesi Conclubeth fino al 1678 e poi dai Caracciolo. I contadini o servi della gleba vivevano in misere capanne di paglia e poi dì “breste”, sotto lo status del regime feudale, sottoposti ad infinite angherie e ad umilianti prestazioni. L’economia era prevalentemente agricola: si lasciano qui solo intravedere la pesantezza del lavoro, la fame e le facili mortalità. La Chiesa e la religione avevano un ruolo egemone sia nel bene che nel male. Il sistema feudale durò a lungo: dal periodo normanno fino al 1806, quando con una legge del governo napoleonico la feudalità fu soppressa ufficialmente, anche se ancora non di fatto. Da ricordare in questo periodo il terribile terremoto del Febbraio 1783 che a Dasà provocò più morti dei paesi vicini (più di 50 persone). Nel corso del 1700 e 1800 il paese era cresciuto: si era differenziata di pìù la vita economica e sociale con lo sviluppo di nuove arti e professioni; le famiglie ragguardevoli erano diventate ricche e potenti; vivace, interessante, anche se a volte feroce, era la battaglia amministrativa. Parecchi sono stati gli uomini di cultura ed i personaggi illustri di Dasà: cito, solo a titolo di esempio, Pier Giovanni Salimbeni (1721-1792), poeta e notaio; i fratelli Calcaterra, vissuti tra il 1700 e il 1800, i quali, oltre agli scritti, diedero un loro contributo al Risorgimento italiano. Per quanto riguarda il patrimonio storico-artistico. ì terremoti prima e gli uomini dopo hanno distrutto buona parte di esso. La Chiesa matrice di S.Nicola risale al primo periodo di formazione del paese. anche se non si sono trovati documenti dell’epoca. Essa e la chiesetta a fianco dell’Immacolata furono demolite e ricostruite durante il fascismo con un improvvido provvedimento del vescovo. A testimoniare l’antica struttura è rimasta solo una caratteristica Croce di pietra. La Chiesa filiale della Consolazione, edificata nel 1483, è l’unica rimasta grosso modo allo stato originario, anche se i restauri effettuati negli anni tra il 1950 e il 1960, ne hanno deturpato un po’ la fisionomia. All’interno si conserva una pregevole statua lignea della Madonna della Consolazione, che risale perlomeno al secolo XV; vi è poi un grande quadro ad olio su tela raffigurante la Madonna del Rosario, dipinto all ‘epoca della fondazione dell’omonima Confraternita nel 1588. Nella Chiesa parrocchiale di S. Nicola e S. Michele vi sono alcune sculture lignee dei sec. XVIII e XIX, un grande Crocifisso dì legno del 1600 e una tela di S. Sebastiano pure del 1600. Nella Chiesa dell’immacolata si conservano tele e sculture lignee di artisti locali del 1700 e del 1800. l’edificio forse più antico del paese è il piano terra del Palazzo dei Bruni, sito in Largo S. Giovanni. In origine erano gli “zzimbi” (le stalle) del marchese di Arena, con i depositi pure di granaglie, costruito forse in concomitanza con il castello. La costruzione in pietra fatta a volte, sorrette da archi comunicanti, era massiccia e molto bella. Oggi purtroppo, divisa tra i vari proprietari, è stata chiusa e in parte deturpata. Numerosi e interessanti sono, lungo le vie del paese, i portali in pietra, alcuni dei quali sono dì pregevole fattura. Da notare che Dasà è uno dei paesi più ricchi di tali portali della provincia di Vibo Valentia. Interessante poi è il vecchio centro storico del paese, il quale, pur non presentando opere d grande valore storico-artistico, tuttavia, con le sue viuzze strette, i balconi e le scale che scendono in fuori, ha il tipico aspetto della secolare civiltà contadina e quindi andrebbe conservato, recuperando e rafforzando le strutture originarie.
Poco distante da Dasà, lungo la strada per Arena, si trova, su una collinetta amena che guarda il paese, la località S. Lorenzo con alcuni grandi pini e quattro cannoni della prima guerra mondiale. Qui tra il 1100 e il 1200 fu fondato un famoso convento di monaci Basiliani, dotato di grosse rendite.
Con l’Unità d’Italia del 1860 le cose al sud non migliorarono granché anzi, sotto certi aspetti, peggiorarono (ad es. lo smantellamento delle ferriere dì Mongiana). Nacque così la famosa questione meridionale. Dasà subì tra la fine del 1800 ed i primi del I900 il primo grande flusso migratorio verso gli Stati Uniti e l’America del Sud.
Il fiume Petriano ha spesso provocato dei disturbi all’abitato: famose le alluvioni del 1855, che distrusse tra l’altro, a quanto si dice, la casa dei Bruni sotto la “timpa”, e quella del 1935. Un alto tributo di vite umane Dasà diede alle due guerre mondiali del 1915-18 e del 1940-45, testimoniato dai monumenti ai caduti siti in piazza. Il periodo fascista (1922-1943) segnò inizialmente lo scontro aspro tra due fazioni per il possesso del fascio. Interessanti ritengo le foto del sacerdote Giuseppe Palmieri. che testimoniano la vita del paese, soprattutto in questo periodo.
Con la fine della dittatura fascista e della guerra, riprese anche a Dasà con vivacità la vita politica e amministrativa. Finì la secolare miseria e ci fu un lento, ma innegabile progresso, accompagnato da una crescita culturale. Tuttavia i problemi strutturali rimasero irrisolti, il tessuto economico e sociale si è venuto sempre più indebolendo. Perciò riprese massiccia l’emigrazione, diretta ora anche verso l’Australia, i Paesi europei e il Nord Italia.
Panorama di Dasà risalente ai giorni nostriA mò dì esempio sì dà qui il dato demografico: Dasà nel 1951 contava 2528 abitanti (probabilmente questa è la vetta più alta toccata). I dati degli ultimi censimenti sono: nel 1971 abbiamo 1912 abitanti; nel 1981 ne abbiamo 1603; nel 1991 vi sono 1491 abitanti; nel 2001 gli abitanti sono 1345.
Le cifre parlano da sole. L’economia del paese era prevalentemente agricola: primeggiava su tutte la produzione dell’olio con alcuni frantoi e un sansificio (adesso dismesso); ma si coltivava pure il grano, il mais, la vite, la frutta; sì allevavano anche caprini ed ovini e fiorente era pure quello del baco da seta. Numerosi e bravi erano gli artigiani del legno, del ferro e della pietra. Tutto questo adesso è quasi scomparso: è rimasto solo un po’ l’olio a rianimare l’economia ed il commercio. Per il resto si è gonfiato il ceto impiegatizio, si è vissuto di assistenza statale, si è fatta la politica dì spreco delle opere pubbliche e c’è stato un incremento eccessivo del patrimonio edilizio. Questo è stato ed è il triste destino delle zone interne. Si aggiungano a ciò l’alta disoccupazione giovanile e la riorganizzazione dell’attività mafiosa nella zona.
Speriamo che, come disse Eduardo De Filippo,” ‘a nuttata” passi al più presto.
 
Romanò Francesco (1949)

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