Search   You are here:  Blog  
Cerca un Blog Riduci

Il Giornale dell'A.C.D. Riduci

Inviato da: Admin
08/07/2008 19.46

Pubblichiamo il racconto di Peppi Giogà su quanto avvenuto nel pomeriggio di sabato scorso 5 luglio in piazza a Dasà: 

"Nonostante il grande sacrificio a cui siamo stati obbligati, alle quattro del pomeriggio sotto un sole cocente in piazza a Dasà, perchè i locali del museo erano momentaneamente inagibili, alla fine siamo stati ripagati da uno spettacolo inedito. Il “Museo Del Dialetto” ha organizzato la dimostrazione della lavorazione del lino come avveniva nei tempi passati. Due anziane signore, assistite dagli organizzatori: Gianni Licastro, Mimmo Catania e Domenico Luzza, hanno ripercorso le varie fasi della lavorazione con dimostrazioni e racconti.
Il lino, seminato a novembre, fiorisce a primavera raggiungendo la piena maturazione, come il grano, nel mese di giugno; veniva quindi estirpato ed “ampratu” (steso) ad essiccare sull’aia. Dopo una decina di giorni, ormai secco, veniva battuto con un bastone di legno per raccoglierne i semi che servivano per la semina successiva. Tagliate le radici, si raccoglieva a grandi fasci per essere messo a bagno nel torrente, in acqua corrente, perché diventi morbido. Trascorsi otto o dieci giorni, con condizioni di temperatura favorevoli, si esponeva quindi al sole legato a piccoli mazzi, a mò di covoni, per favorirne la definitiva esseccazione.
Questa la prima fase ci è stata naturalmente solo raccontata in quanto i mazzetti di lino erano già stati preparati in anticipo e portati in piazza pronti per la lavorazione.
La dimostrazione vera e propria è iniziata con la manganatura, che ha visto le due signore battere il lino dentro il “mangano”. E’ un lavoro molto duro che richiede molta fatica e metodo in quanto bisogna far sì che gli steli del lino si aprano e si amalgamino insieme, formando una massa uniforme. Per questo motivo, in passato, questo lavoro veniva effettuato nel tardo pomeriggio dopo aver lasciato i fasci stesi al sole per tutta la giornata. Ciò consentiva alle donne di dedicarsi ai lavori in campagna durante il giorno per poi mettersi al mangano di sera durante le ore più fresche. A questo proposito, in passato si usava in senso ironico un detto: ”Oh, tu chi vieni di su’ metari, rifriscati a stu’ manganu” (oh, tu che ritorni dalla mietitura (del grano), rinfrescati a questo mangano).
La fase successiva prevede la pettinatura al “cardo” dei fasci ricavati dalla manganatura. Questo trattamento permette di ottenere tre diverse qualità di lino: dalla prima pettinatura si ottiene lino di prima qualità, usato per la tessitura di lenzuola; successivamente se ne ricava una qualità un po’ più scadente, usato per la tessitura di coperte, mentre quello di scarsa qualità, ottenuto dall’ultima pettinatura, si utilizza per la tessitura di sacchi e tessuti scadenti.
A questo punto il lino, già pettinato, è pronto per la filatura. Viene quindi avvolto intorno alla “cunocchja” (conocchia o rocca), ossia un bastoncino di legno che rende più agevole l’azione del filatore. I filamenti del lino, sfilati lentamente con le dita inumidite, vengono attorcigliati accuratemente per creare un cordoncino da avvolgere intorno al fuso e renderlo pronto per la tessitura.
Orgogliosi delle capacità artigiane dei nostri antenati, abbiamo assistito in piazza a questo meraviglioso evento grazie all’Associazione “Museo del Dialetto”. Purtroppo però abbiamo dovuto anche constatare la scarsa partecipazione di pubblico. Sarà stato per il caldo eccessivo, per l’orario inappropriato o la scarsa pubblicità, ma l’evento non ha riscosso il successo che meritava. Molto probabilmente se lo stesso fosse stato organizzato durante l’anno scolastico, coinvolgendo anche i ragazzi, avrebbe provocato maggiore interesse e curiosità tra i dasaesi. Pazienza, sarà per il prossimo anno."

Peppi Giogà 

Nella nostra galleria fotografica abbiamo pubblicato le foto dell'evento.

Tags:

Lista dei Blog Riduci
Syndicate  

Home:Eventi:Forum:Blog:F.A.Q.
Copyright (c) 2010 Condizioni d'Uso Dichiarazione per la Privacy